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E più che l’occasione a fare l’uomo ladro, è l’ambizione farlo opportunista (estratto dal diario dei miei pensieri)

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Quante volte ho sentito nella mia quotidianità lamentele nei riguardi dei nostri dirigenti/rappresentanti al governo. Di qualunque partito! Rubano tutti, tutti corrotti, tutti incompetenti, tutti poco aggiornati, tutti nemici del progresso. Burocrazia, #@**+ e mazzi e devono morire tutti!

In Italia siamo famosi per la mafia e per la furbizia. Addirittura noi stessi abbiamo coniato l’espressione del “si fa all’italiana” per fare intendere che in qualche modo, con marasmi, ingegno e perizie fraudolente, si riescono ad “aggiustare” tante cose. Una prerogativa attribuibile solo al nostro establishment?

La Nigeria invece è celeberrima per l’inaudita corruzione, e questa a parte, diciamo che i suoi rappresentanti non godono proprio dell’amore dei cittadini rappresentati. Anche qui, tutti criminali, tutti assassini, tutti magna magna, ecc. Una tendenza aliena ai poveri cittadini?

Eppure l’indignazione continua a regnare sovrana nelle nostre classi di comuni mortali. Apparentemente, siamo povere vittime alla mercé di balordi privi di coscienza, come stracci sbattuti qua e là. Loro mangiano e noi facciamo andare la carretta. E credo che nel caso di queste 2 nazioni, il sentimento sia così radicato che ormai non risulta più essere un risentimento. L’illegalità è diventata la norma, basta che rimanga velata e che la gravezza non superi un certo peso. Vige la regola del chi ruba meno ma comunque fa qualcosa merita il voto, e non del chi ruba (indipendentemente dalla gravità del furto) non dovrebbe nemmeno avere una carica.
Noi, comuni cittadini, sappiamo bene che certe cose non dovrebbero essere fatte e puntiamo il dito verso questa classe dirigente con una tale disinvoltura. Come fare diversamente? D’altronde se i nostri paesi regrediscono precipitosamente è quasi solo colpa di questi balordi infami! Facciamo sempre un gran baccano e dalle nostre bocche sembra che il modello di giustizia e decenza pubblica sia una roba scontata, pure i bambini ci arrivano! (E onestamente credo che i bambini ci arrivino per davvero rispetto agli adulti)


In tutto questo, mi sono sempre chiesto: come mai tanti i popoli protestano come se fossero così coscienti sull’etica, la giustizia, l’onestà e il buon governo, eppure la classe dirigente di questi popoli è sempre così distante dalla coscienza popolare? Ma non è che forse chi dirige e rappresenta questa nazioni, in realtà sia di un’altra nazionalità?
(O boh, potrebbe anche essere che qualcuno organizzi un Contest per selezionare le persone più incompetenti e retrograde dei nostri paesi).
 
Cioè, ammesso e concesso che ad un certo livello ci siano “particolari” circoli di potere che riciclano e rimettono in gioco i propri affiliati, però comunque le persone “normali” che protendono verso una carriera politica prima di tutto sono dei cittadini, nostri connazionali, politici non ci sono nati. Non li hanno partoriti che già da poppanti balbettavano qualcosa sul debito, sulle tasse e sul controllo dell’immigrazione. Queste persone sono partite dalla formazione popolare di tutti e quindi anche dall’influenza apportata da questa. Come noi, dovrebbero sapere bene come ci si comporta col prossimo, tanto più quando si è investiti di certe cariche. Poi una volta raggiunto l’ambito traguardo come riescono questi individui a discostarsi così facilmente da quei principi così semplici e banali che pure i bambini sanno?

Anche io rientro nella categoria popolare dei lamentosi, ma non riesco ad essere troppo solido nei miei biasimi, purtroppo tante volte la coscienza riaffiora sulle superficie del mio campo mentale con aria seccata e mi riaccompagna al mio posticino, che al momento avevo lasciato perché la superbia mi aveva consigliato di farlo. Se non è facile essere trasparenti col mondo esterno è comunque impossibile non esserlo con la propria coscienza che nel mio ha caso ha sempre gettato il seme del dubbio. Quando penso a quanto possano essere indecenti e sconsiderate le azioni di chi governa un apparato complesso come lo Stato, automaticamente la coscienza mi invita ad immedesimarmi al posto di chi occupa quelle posizioni. Sarei così giusto io? Affidandomi soltanto alla consapevolezza infusa dai valori popolari che influenzarono la mia educazione fin da quando iniziai a sviluppare il pensiero logico?
Già non essendo assoggettato a chissà quali grandi responsabilità, direi che in tante situazioni avrei potuto e potrei decisamente fare di meglio. Com’è che mi viene così facile sbattermene, sorvolare e prevaricare? Cioè dovrei essere onesto, ma anche uno squalo! Mi hanno sempre insegnato questo. “Sii un buon cristiano, ma là fuori devi essere un lupo!”. Ho sempre fatto fatica ad allineare queste due cose anche perché Gesù non mi sembrava proprio un lupo. Dal vangelo secondo il pensiero popolare: “Salva prima il tuo culo, e poi dopo se ne hai voglia pensa agl’altri”. Un passo del vangelo molto caro ai nostri dirigenti, che tra l’altro sembra essere rispettato da tutti. 

Per quanto mi riguarda, non ho dovuto entrare a far parte di un partito per sperimentare cosa fosse l’egoismo, l’ho sempre esercitato e l’ho sempre sorbito nel piccolo del mio contesto popolare. Ho vissuto una concorrenza sfrenata, un’ambiente che incentivava gli individui ad arrivarci per primi, aggiudicarsi per primi, e a venirlo a sapere per primi. I mezzi per arrivarci erano tollerabili, l’importante è che arrivavi dove ti (hanno indotto) eri prefissato di arrivare. Quindi secondo questa celata logica, il male (minore o maggiore che sia, è sempre male) potrebbe essere giustificato dal successo, ma attenzione, se le cose prendono una piega fallimentare si potrebbe essere processati dagli intransigenti “ministri” della decenza, ministri che emettono giudizi a prescindere, quindi tanto vale rischiare. Era, e per la verità è tuttora, una rumba dove ci si scambia messaggi estratti da chissà quale novella del bene mentre si agisce secondo la legge naturale del più forte, o quella New Age del più furbo. Vi immaginate dei gladiatori in un’arena che combattono per sopravvivere, e mentre si uccidono, tra di loro si scambiano messaggi d’amore e speranza? Forse sentirsi dire “che Dio ci ama” mentre si viene trapassati da una spada allevia il dolore.

Mi viene solo da credere che in realtà la classe politica sia semplicemente lo specchio del popolo (e delle sue abitudini). Maggiore è la responsabilità e è maggiore il dissenso.
E’ sempre facile evidenziare il peccato degli altri quando non si ha la possibilità di commettere il loro stesso peccato.

Siamo disonesti anche nel nostro piccolo, per le “misere” possibilità che abbiamo di esserlo, figuriamoci se avessimo davanti la possibilità d’incrinare la nostra rettitudine per dei beni materiali molto più consistenti. Certo, i piccoli sgami fanno meno rumore dei grandi scandali, ma se non riusciamo a redimerci dal peccato per delle “inezie” (che inezie non sono perché si fa comunque del male a qualcuno), pensiamo invece di poter essere audaci nel contrastare le grandi tentazioni? (Quelle che contano)

Se penso all’Italia mi vengono in mente alcune vicissitudini che dovettero affrontare i miei genitori,  nello specifico ora mi riferisco a mio padre. Le volte che mi portava a lavorare con se, che bei discorsoni che sentivo tra lui e i suoi collaboratori su quei ladri e disonesti dei politici. Rimanevo perplesso quando poi le stesse persone scomparivano senza pagare la manodopera, o addirittura anche i materiali. Se si riesce a scappare per non pagare 500 euro di lavoro, figuriamoci invece quando si dovrebbe saldare il totale per la manodopera di una infrastruttura pubblica.
Potrei continuare con altri esempi evasivi, soprattutto quelli che hanno a che vedere col fisco, ma credo non ce ne sia bisogno. Chiunque abbia vissuto in questa parte di terra sa bene di cosa stiamo parlando.


Se penso alla Nigeria invece, mi vengono in mente alcune immagini immortalate dai miei occhi e anche dalle mie orecchie che mi rimasero vivide. In quei brevi lassi di tempo dei miei soggiorni in questa terra tanto santa quanto maledetta sperimentai, per quanto i miei agi fossero distanti da quella quotidianità, l’aggressività e la rudezza di chi è incazzato col mondo e non sa per quale motivo, ma deve accettare le sue condizioni (che io penso siano più spirituali che materiali).
A proposito di spirituale, mi sorprese come nelle chiese di questa nazione (e non solo questa) Il Dio che aveva creato il mondo (e se ha creato il mondo sicuramente non avrebbe problemi a crearsi delle banconote) avesse appunto così bisogno di questi pezzi di carta per sentirsi appagato. I suoi vicari raccoglievano questi desiderati doni con una disinvoltura sbalorditiva continuando ad incitare i partecipanti ad eccedere. Dunque mi chiedevo, se questi vicari del bene non si fanno tanti problemi a togliere parte del sostentamento di chi ha davvero poco per sostentarsi, perché dovrebbero farsi dei problemi quelli che occupano posizioni di potere politico?
Quanti protestano per questo? Oggi tanti ma comunque pochi.
Ai giovani viene più facile protestare per quello che va di tendenza. #EndSars, forse un movimento nato per la folata internazionale dei manifesti contro la brutalità della polizia. Un buon pretesto per iniziare una rivoluzione. Ma tra tutte le cose che sarebbero da end (finire) direi che la SARS non ha questa precedenza.
Ora accedo agli sfoghi del mio Ego.
Conobbi un ragazzino (in Nigeria) che lavorava come aiutante nella piccola azienda di estrazione d’acqua di mio zio. Lo presi tanto a cuore e credo che anche lui fece lo stesso. Si sforzò così tanto per mantenere i contatti. Io lo vorrei vicino a me, ma ancora mi viene difficile fidarmi. Notai che intraprese un business fraudolento spacciandosi per quello che non era con persone che non conosceva e gli dissi: “Puoi fare quello che vuoi, ma non protestare contro il tuo governo se non sei prima disposto a protestare contro te stesso. Il governo ha i suoi mezzi, tu nel tuo piccolo hai i tuoi, ma entrambi state facendo la stessa cosa, e cioè truffare la gente”. 

Ne ho viste di angherie nell’umiltà di queste 2 realtà popolari. Lungi dal paragonare l’Italia alla Nigeria, hanno un contesto, uno sviluppo e una storia ben differente (anche se con un po’ di sforzo si possono trovare parallelismi interessanti).


[Schifi i serpenti che strisciano per le fessure del governo per raggiungere ogni stanza, ma nel tuo piccolo sei il più furbo e riesci a saltare sempre la fila, oppure trami schemi raffinati per leccare il culo di chi sta sopra di te per qualche riconoscimento. Chi ti assicura che davanti all’opportunità di guadagnare soldoni od ottenere una posizione di potere non venderesti pure la dignità?
Alteri un pochino i valori nutrizionali o quantitativi dei prodotti offerti dalla tua piccola azienda, certo, lo fai per aiutarti un pochino, lecito (ironico). Ma chi ti assicura che davanti la necessità di coprirsi il culo per uno scandalo pubblico (di ogni tipo) non saresti disposto a corrompere qualcuno per il silenzio o per falsificare dei documenti?
Alzi i toni per farti rispettare, per contrattare, o per esercitare la tua dominanza su chi ti ha danneggiato qualcosa. Certo! Per retaggio popolare si sa che se non lo fai ti possono mettere i piedi in testa. Ma chi ti assicura che davanti la minaccia di perdere la credibilità popolare sul tuo operato in politica estera, oltre che alzare i toni inizieresti pure ad alzare le armi’]

Questo dilemma mi ha sempre attanagliato: la responsabilità di cambiare le cose sta a quelli che stanno in basso o a quelli che stanno in alto? Ho sempre pensato che fosse un’ovvietà che quelli che stanno in alto avessero dovuto fare da esempio e guidare (in alto si ha una visuale complessiva), ma agenti atmosferici a parte, chiunque fa parte di questo sistema terreste se vuole raggiungere delle vette deve per forza partire dalla superficie della terra. Quindi quello che ora è arrivato in alto è la sublimazione di quello che stava in basso. I valori e la consapevolezza di chi occupa posizioni elevate sono trasmutazioni dei valori e della consapevolezza assorbiti da un antecedente contesto familiare e comunitario.

“Se c’è una cosa che ho imparato è che va rifatto il quadro
Se c’è una teoria va rivista (va rivista)
E più che l’occasione a fare l’uomo ladro
È l’ambizione a farlo opportunista”

Estratto del testo del brano “Grande” di Ghemon. Una canzone che mi accompagnò durante la fase di crescita del liceo. Poesia pura. Ghemon sicuramente toccava le corde più profonde dei miei gusti musicali, di quella musica che più l’ascolti e più ti trasforma dentro, come un mantra.
E’ proprio vero… è l’occasione a fare l’uomo ladro, lo accosto al mio pensiero che è facile non peccare se non si hanno le opportunità di farlo.
La mia conclusione è che sembriamo tutti così bravi, ma per la verità tanti di noi assomigliano a quei politici tanto detestati, è solo che non si è avuta l’occasione di tirare fuori quel lato. Ma è comunque sicuro che un lato oscuro è presente in ognuno di noi. Chi ne diventa consapevole, può scegliere di conciliare i suoi due lati (lato positivo e negativo) e sublimarli in un terzo lato, può studiarsi e domarsi, per poi innescare una supernova di concezioni di se e della realtà percepita dentro di se. Ma chi non ne diventa consapevole, difficilmente riuscirà ad individuare l’ambizione o il desiderio che, in questo caso, prendono per le briglie gli intenti e le azioni dei soggetti in causa, annebbiando il pannello di controllo della coscienza.


“Ma più che l’occasione, è l’ambizione a farlo opportunista”. 

Come avevo cercato di spiegare nel mio precedente articolo: https://www.dugiotto.com/riflessioni-sui-social-media/, la volontà interiore di ognuno di noi alla fine è quella determina nel collettivo le peculiarità di un sistema. I mezzi per soddisfare queste volontà sono molteplici, leciti e illeciti, e senza considerare se queste volontà siano virtuose o meno, se un popolo non è consapevole, verrà facilmente assoggettato dalle volontà indomite (E NON LA COSCIENZA) della propria classe dirigente che proviene dal popolo stesso.

Prima di pensare di cambiare la Nazione, o addirittura il mondo, bisognerebbe pensare a cambiare se stessi.

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