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– [Italian version] – Perché preferisco definire me stesso come afro-italico/mediterraneo anziché afro-italiano.

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Inizierei palesando un indizio, il motivo per il quale il termine “afro-italiano” non mi fa impazzire. “afro”, che allude ad un’appartenenza razziale, denota la mia provenienza o origine, che in questo caso è l’Africa (una location molto generica), mentre “italiano” implica che vengo dall’Italia, una location molto più specifica. Già queste etichette presentano una netta disparità, privilegiando le mie radici europee, come se L’Italia fosse degna di precisazione ma la Nigeria no. Un pò ingiusta come cosa, ma nel contempo oserei chiedermi: “Che cos’è la Nigeria?” Nel senso che la Nigeria, intesa come nazione, ha meno di 100 anni! Concettualmente è una denominazione e un’insieme di linee di confine definite da occupanti in tempi di colonizzazione. Ancora oggi, definirsi nigeriani è mera convenzione, in realtà ha forse più rilevanza identificarci come membri di specifiche tribù (gli igbo, gli yoruba, Gli hausa, ecc.) racchiuse in questa “nazione”. Forse avrà più senso definirsi nigeriani tra un centinaio di anni o più, quando le differenze tribali saranno più smorzate e il consolidamento di una comune lingua creola “nigeriana” sarà ufficializzato dalle più alte istituzioni (già il Pidgin English sta andando verso quella direzione). Detto ciò, forse l’appellativo più consono sarebbe “igbo italico afro-occidentale”(inconcepibile), ma non stiamo a rettificare troppo nei dettagli o perderemo soltanto del tempo prezioso.

L’Italia in un certo senso, ha avuto una nascita analoga a quella nigeriana, nel senso che ha più di 100 anni ma meno di 200. Prima della sua nascita, gli italiani erano un agglomerato di popolazioni italiche (occupanti delle penisola italica) con diverse tradizioni, costumi e dialetti (ma oserei dire vere e proprie lingue), e “tutto d’un tratto” (per modo di dire), queste popolazioni, per opera di un ideale condiviso da una nicchia di potenti ed intellettuali, si sono trovate soggette alle stesse istituzioni nazionali (per riassumerla alla carlona). Se dovessimo estendere la storia europea, troveremmo che il concetto di “italiano” è abbastanza recente, e a mia opinione, anche riduttivo, come se si avesse voluto accellerare un accorpamento culturale per dare adito ad una nuova identità nazionale, laddove ogni popolazione aveva differenti ed evidenti discendenze genetiche, retaggi e strutture sociali, ma su questo punto ci ritorneremo più avanti.

Prima di tutto, che cos’è una nazione?!? Ci sarebbe bisogno di un ulteriore articolo per dare una risposta appropriata, ma per adesso diciamo che anch’esse, le nazioni, sono qualcosa di recente, si vennero a creare dopo un lungo processo di mutazione delle società stratificate e le proprie strutture di potere. Prima di esse c’erano i grandi Imperi o Stati (a volte non proprio grandi lol) dove si riconosceva la cittadinanza per diritto di nascita a meno che non si era schiavi o ex-schiavi. In generale, se ne faceva parte se si era disposti a sottoporsi alla legge, a combattere per l’imperatore o capo di stato, a non osteggiare la tradizione, a compartecipare alle celebrazioni e festività, e a volte anche ad offrire tributi agli dei (senza necessariamente condividere lo stesso credo religioso). Gli imperi potevano essere piccoli e contenuti, grandi con confini ben delineati, ma a volte anche estremamente vasti, comprendendo più di un continente. Se questo fosse stato il caso, comprendiamo che l’ipotesi di un’egemonia razziale sarebbe fuorviante. Infatti, molto spesso, per gli antichi, la differenziazione razziale fu quasi irrilevante (ma non la differenziazione tribale/culturale). Non si veniva odiati perché si era neri (intendo il colore della pelle), bianchi, gialli, o a due teste (forse non interessava molto), ma perché si era membri di una particolare tribù o cittadini di uno stato ostile, appunto considerati nemici dell’Impero.
Esempio: nero è il colore della pelle ma igbo è la denominazione della tribù. I persiani avrebbero potuto odiare gli igbo, e nel contempo, unirsi con gli yoruba, che sono allo stesso modo neri, ma appartengono ad una tribù differente.

Prendiamo in considerazione un altro esempio a noi pertinente: gli antichi romani. In alcune epoche la Roma Imperiale amministrava territori compresi in 3 continenti (Europa, Asia e Africa). Il Latino era lingua ufficiale di stato, tutti sapevano parlarlo, ma quasi nessuno era ereditario di un immacolato lignaggio genetico latino, fermo restando che non lo fossero nemmeno i romani originari da Roma (i primi romani furono il risultato di unioni tra popolazioni italiche, greche e medio-orientali). Asserzioni razziali sarebbero state azzardate e ricoprire cariche pubbliche di alto livello avendo il colore della pelle scuro era qualcosa di regolare. Se scavassimo un pò più a fondo, troveremmo che molti imperatori nacquero in Europa ma ebbero discendenze africane o medio-orientali, come per esempio Caracalla (metà africano, un mulattino). Alcuni invece non nacquero nemmeno in Europa, ma in Asia minore o medio-oriente (per esempio a Costantinopoli che sarebbe l’odierna Istanbul). Addirittura, sarebbe interessante menzionare un imperatore che nacque in Asia minore, ma che non ebbe mai modo di visitare Roma almeno una volta sola nella sua vita, e cioè Giuliano, Flavio Claudio Giuliano. E se volessimo deliziare i fanatici cristianoni razzisti, non dimentichiamoci che grandissima parte dei primi padri e teologi della Chiesa Romana (e non solo romana) erano africani (e Gesù non era svedese come viene raffigurato, ma sicuramente si avvicinava molto di più a rassomigliare un talebano).

[ci sarebbe da premettere che anche in tempi posteriori, nel Medioevo, si poteva essere identificati con termini che descrivevano peculiarità fisiche, come ad esempio “Moro”, termine attribuito ad una persona con la pelle scura, ma giusto come fine di descrizione, senza denotazione dispregiativa (come invece è stata attribuita per il termine “negro” in tempi più recenti ai nostri).
Ma prima di allora, in tempi più antichi, si veniva denominati a seconda della città o regione di nascita/origine, e non a seconda dei propri tratti somatici, non aveva molto senso in un contesto eterogeneo dove le tribù erano in costante mescolamento tra di esse, dando origine a nuovi tratti somatici ogni volta.
Probabilmente, se fossi nato in quei tempi, mi sarei chiamato Lyone da Milano e oggigiorno nessuno avrebbe saputo nulla riguardo le mie origini etniche, essendo una persona comune (e perché non ci sarebbe stata motivazione ad indicarle)].

Al crepuscolo di quesi grandi imperi, il potere centrale e le amministrazioni provinciali si sfasciarono, di conseguenza quelle che poi diventarono ex-province iniziarono a detenere una grossolana indipendenza, a loro volta, pavimentando l’itinere della formazione di nuovi piccoli stati (moderne nazioni), più omogenei in relazione all’etnicità, ai costumi e alle lingue romanze (dialetti). A poco a poco, le masse di questi neofiti staterelli iniziarono ad essere meno inclusive e a soffrire di complessi di campanilismo, considerando i propri “lontani cugini” come gentaglia di natura insolita.
Ad un certo punto (credo verso la fine del Medioevo), accadde che l’identità nazionale iniziò ad essere sovrapposta all’identità razziale, e l’apparenza fisica determinava diritti e posizioni sociali. Col passare del tempo, l’ideologia di un appartenenza razziale degenerò (attorno al 1700), particolarmente grazie all’intervento di una nicchia di antropologi nord-europei, come il nostro caro Blumenbach, che volle convincere se stesso e i propri simili riguardo la legittimità della superiorità della “razza” germanica (e poter successivamente giustificare orribili campagne di schiavismo e colonizzazione) attraverso lo studio comparativo di teschi umani, che poi si verificò totalmente privo di attendibilità scientifica.
Infatti, da qui in avanti, inizieranno a prendere piede tutte le narrazioni e campagne propagandistiche di estremo razzismo dei tempi moderni (Hitler o Leopoldo II, per citare 2 degli esponenti più illustri)

La storia si ripete sempre e l’intelletto umano persevera a biasimare il progresso (non tecnologico). Il potere è sempre stato la nostra forza motrice (e forse anche il nostro proposito esistenziale) e l’ambizione personale o le opportunità politiche/strategiche hanno fato sì che tiranni e nazioni muovessero guerre, occupassero territori ed opprimessero i più vulnerabili. Province furono annesse ad altre province, regioni passate di possesso in possesso a terzi e i confini non smisero mai di mutare.

Ora, dopo di tutto, prendendo coscienza del nostro “mixato” eterogeneo passato e della controversa formazione delle nazioni moderne, mi sentirei di affermare che sia abbastanza insensato rivendicare questioni razziali in un paese come l’Italia, come qualcuno fece nel passato a gran tono (il Duce), fomentando le masse riguardo la propria “pura” razza italiana….(LOL). Quale razza!?!?

l’Italia è il paese più etnicamente eterogeneo d’Europa. Non è uno stato federale ma virtualmente lo è. Parliamo letteralmente lingue differenti (da milanese, lo spagnolo mi sembra più comprensibile del barese, ma anche del bergamasco, che Bergamo è a 50 km da Milano) e abbiamo differenti eredità genetiche con conseguenti retaggi. Per millenni la penisola italica è stata soggetta all’occupazione straniera. Non si sa nemmeno con certezza se le antiche popolazioni italiche fossero autoctone (a quanto pare tante di essere furono immigrate da oriente). Prendiamo ad esempio il nostro Meridione che durante i primi albori dell’espansione romana fu una colonia greca popolata da greci in coabitazione con le popolazioni “native”. Se procediamo avanti nel tempo, troviamo che per decadi o addirittura secoli, un’isola come la Sicilia è stata popolata (non solo occupata) da mori, arabi, svevi, turchi, francesi, spagnoli e chi più ne ha ne metta…Sicuramente i siciliani non apparirebbero come i miglior candidati al possesso della “pura ed immacolata genetica italiana” (i nordici ancora meno).
Sono cosciente del fatto che all’estero predomini un popolare stereotipo dell’Italiano medio, soprattutto dovuto alle immigrazioni di meridionali in paesi come la Gran Bretagna, gli Usa, Argentina e Brasile, dagli anni 50 in poi. Ma quella rappresentazione da “pasta, pizza e il padrino” è completamente erronea, riflette solo una piccola realtà del paese, ma definitivamente manca il bersaglio nel contesto generale. I settentrionali sono completamente diversi dai meridionali, e allo stesso modo, quelli nel mezzo sono completamente diversi da entrambi i precedenti. Culturalmente parlando, un torinese è più vicino ad un francese, un tirolese (ma anche un bergamasco) è più vicino ad un tedesco, e un calabrese è più vicino ad un greco o un arabo. 
Per questo quando sento una particolare sovente forma di propaganda da parte delle estreme destre italiane rido alla grande! “I veri italiani”…
E oggi, debito al continuo mescolamento con le popolazioni galliche, ironia della sorte è che la maggioranza degli italiani detiene più geni germanici, piuttosto che quelli degli autoctoni italici.

Quindi (imperativo), tutta questa identità nazionale è una cazzata! Le moderne nazioni hanno una storia, ma sono per lo più convenzioni; sono semplicemente linee di confine determinate da qualcuno a motivo di guerre, appropriazioni, disposizioni o dispute  politiche e ambizioni personali. Se Napoleone (che era ”francese”, tra l’altro…) non avesse mai intrapreso il suo progetto del Regno d’Italia, ora come ora, probabilmente, prima di una manifestazione nazionale porterei la mano al petto per cantare la Marsigliese (inno nazionale francese).
[Divertente pensare che i tanto odiati francesi siano stati i precursori di questa nazione, e che addirittura, la nostra bandiera sia stata in principio una loro idea].

Mi definisco per convenzione un italiano, ma non mi sento tale perché credo in quei confini predeterminati da qualcuno (come ho citato qualche riga fa), ma piuttosto mi sento italico o mediterraneo perché sono fortemente innamorato del mio patrimonio culturale, storico e artistico, tutto il complesso di popoli e tradizioni che passarono e che lasciarono qualcosa! Tutto questo sincretismo ha reso la nostra storia incredibile e ha pavimentato la strada alla fioritura occidentale. “Di recente”, gli occidentali stessi sono stati superbi grazie a tutto questo sincretismo. La conoscenza e l’innovazione sono cimeli che vanno incessantemente di passaggio in passaggio da civilizzazione a civilizzazione, non c’è nessuna ragione genetica a tutto ciò. I moderni occidentali hanno ereditato la propria storia e il progresso dal mar Mediterraneo, che è sempre stato un crogiolo commerciale di tradizioni e conoscenze. Essere italici o mediterranei non significa identificarsi in un solo specifico gruppo “genetico-culturale”, ma piuttosto, riconoscere che siamo il risultante dopo millenni di guerre, passioni, rotte commerciali, arti e credenze entro un’articolata connessione di popoli e imperi: greci, romani, anatolici, fenici, cananei, persiani, italici, egizi, libici, cusciti, etiopi,galli, celti, goti e così via…
Personalmente m’identifico in ogni singolo popolo di questi citati sopra, e non permetterò a nessuno di credere deliberatamente che la tonalità della mia pelle possa determinare se sono più o meno italiano di altri, o più o meno nigeriano di altri. L’appartenenza non è determinata da un passaporto (o il colore della pelle), è determinata da quanto amore hai per la cultura e la terra. Essere neri non è sufficiente a dimostrare di essere veri e orgogliosamente africani, così come essere bianchi non è sufficiente a dimostrare di essere veri e orgogliosamente italici. A dimostralo è l’amore e il rispetto che riponi nella tua storia, nella tua cultura, e soprattutto nella tua terra (e non intendo la nazione, ma mi riferisco letteralmente alla terra che calpesti con i tuoi piedi).

Quando ero più piccolo soffrivo di un intricato complesso d’identità. Sono sempre stato confuso su quale cultura fosse più lecita rappresentare perché mia madre è “nera” e mio padre è “bianco”. Già dall’asilo fino alle scuole elementari, ho meticolosamente cercato di reprimere la mia “africanità” perché quasi sempre ogni bambino si approcciava a me come se fossi diverso, come se fossi un straniero, come se fossi meno italiano o normale di quanto lo fossero loro (eccetto per alcuni bambini come Andrea e Joele, che sono stati come fratelli fin dal primo giorno e non mi hanno mai fatto sentire tale. Vi voglio tanto bene!).
Nel mio cervellino, ancora poco sviluppato, la repressione dell’africanità pareva essere la soluzione migliore (la più scontata). Ma poi crebbi ed iniziai a sentirmi a disagio, ero in conflitto con me stesso, non ero libero di manifestare l’altro mio lato. Quindi, iniziai ad educarmi da solo riguardo la questione e le sue dinamiche studiando la storia dell’Africa e della sua diaspora (ai tempi nessuno era disposto ad insegnarmi qualcosa a riguardo). Incredibilmente stravolsi il quadro, da uno stato di autocommiserazione passai ad essere un fervente e pervicace pro-black (fui anche sostenitore dei Black Panthers). Però, ad essere onesto, non avevo ancora trovato il mio equilibrio, piuttosto parteggiavo per una cultura o l’altra a seconda del periodo. Quando stavo coi bianchi mi sentivo diverso, ma onestamente anche quando stavo coi neri non mi sentivo molto adeguato al contesto (per esempio, in Nigeria la gente mi dava del bianco, ma comunque mai con un tono dispregiativo come invece accadeva spesso qua con il termine “negro”).

Tante volte mi veniva chiesto: “Ti senti più italiano o più nigeriano ?”
Che ansia… Quella domanda mi faceva sentire come un bicchiere mezzo pieno di una sostanza e mezzo pieno di un’altra. A seconda del periodo la proporzione variava, a volte ero 3/4 di una cosa e 1/4 dell’altra, o addirittura 4/4 di una sola. Ma poi, dopo tanto tempo, compresi che non sono un bicchiere mezzo pieno di qualcosa e mezzo pieno di qualcos’altro, non sono più/meno africano o più/meno italico. Sono 2 bicchieri pieni versati e mescolati in una grande caraffa! Sono duale, 2 in 1, rappresento entrambi in ugual modo!

In termini di “nazionalità”, sono semplicemente allo stesso tempo italiano e nigeriano (ho entrambi i passaporti), senza necessariamente dare precisazioni riguardo la mia apparenza “razziale”. Italiano è per definizione un riconoscimento nazionale mentre “afro” è teoricamente culturale (anche se in pratica, quasi tutti si riferiscono all’aspetto razziale), è una corrispondenza errata!

Se vuoi riferirti a me in conformità di un confine fittizio, allora il termine più appropriato sarebbe italo-nigeriano. Ma, poiché le nazioni, i confini e i gruppi etnici non cesseranno mai di cambiare, preferirei molto di più essere denominato in conformità di qualcosa che non cambierà mai: la mia cultura, la mia essenza.

Sono afro-mediterraneo.

1 thought on “– [Italian version] – Perché preferisco definire me stesso come afro-italico/mediterraneo anziché afro-italiano.”

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