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– Italian version – IL RAZZISMO è VERAMENTE RAZZISMO?

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Quante volte vi è capitato di sentire queste parole: “non sono razzista, però…?!
Si potrebbe declinare ad hoc in corrispondenza alla “razza”, al credo religioso e all’’orientamento sessuale. Personalizziamo la frase con degli esempi: “ Non ho niente contro i cinesi, però cavoli…Stanno comprando ogni bar di Milano!”, oppure, “Non odio i musulmani, però dai! Non possono pretendere di rimuovere i crocifissi nelle nostre scuole!”, o ancora, “Non m’interessa se uno è gay o no! Però   non mi sembra il caso che si bacino in pubblico! Mi pare inappropriato!”.

Questi non sono veramente i miei pensieri, però so che sono ricorrenti. Quel “però”, o molto spesso anche “ma”, risulta essere un po’ ambiguo, raramente tutela le natiche, ma molto più spesso accende la miccia dell’ardore interiore. Credo di comprendere le ragioni per il quale il termine inneschi a sproposito la furia delle persone ragionevoli, ma tante volte (non sempre e non mai)non percepisco la gravità di quello che esso implichi, o meglio, non vedo la cosa come così oltraggiosa.

[Con ciò non sto giustificando chi pronuncia tali cose, ma comprendo che un approccio del genere verso il prossimo potrebbe essere determinato da uno stato di incoscienza/ignoranza o da un costrutto sociale]

Premetto di sostenere col cuore che attribuire preconcetti sugli individui è sbagliato, è contro etica, però gli stereotipi non sono qualcosa di completamente infondato e le peculiarità culturali esistono. Questa non è una giustificazione personale, ma prima di caricare il fucile delle nomine di razzista e sparare un colpo verso di me, consiglio vivamente di continuare a leggere, e forse quello che intendo apparirà un pò più chiaro (almeno spero).

Ora, confinandoci soltanto entro il tema del razzismo, possiamo trovare particolari soggetti (specialmente nel mondo occidentale) che esplicitamente dichiarano di essere “razzisti” o odiare qualcuno, ma poi in sostanza non sembrano essere molto coerenti con le proprie supposizioni. Tante volte, ho sentito e visto coi miei occhi personaggi (specialmente maschi) che esplicitamente sostenevano di odiare i neri, ma che poi non si facevano grandi problemi a provarci con una ragazza nera. “Ovviamente” per loro si trattava di eccezioni, però no!…no! Se sei razzista sei razzista! Sii coerente!..

Mi ricordo quando ero più piccolo, un “pischellino” e usavo Netlog (…so che è imbarazzante), che era (e forse è ancora) un social media per “bimbiminchia” (bimbi scoppiati nel cervello). Era molto popolare ai tempi (credo) quando Facebook era ancora ai suoi primordi. Un po’ me ne pento, però comunque rimango riconoscente del fatto che in quello spazio di demenza libera nacquero le prime “passioni ardenti”.
In ogni caso, uno dei miei amici (che dopo io scoprii di essere “razzista”) era anch’egli un utente, e un bel giorno notai che aveva postato una descrizione sorprendente sul suo profilo, che leggeva: “Odio tutti i negri tranne Lyone”, che sono io!
Immaginatevi la mia reazione, ero molto sensibile!..
Giocavo con quel bambino senza remore, a volte mi è pure capitato di andare a casa sua, e né lui né i suoi genitori mi fecero mai presentire tali sentimenti. Ovviamente quel bambino faceva ridere, non era così razzista come pensava di essere. Nathan Bedford Forrest si sarebbe rivoltato nella sua tomba! Così non era professionale…Come puoi dichiararti razzista e giocare spensieratamente con un bambino mezzo nero cosi?!?! Un vero razzista è intransigente, schietto, difensore dei suoi superiori “divino-immacolati” geni fatati. Non avrebbe dovuto macchiare le sue referenze con me!


A quei tempi, mi chiedevo come fosse possibile dichiarare esplicitamente di odiare un intera “razza” senza veramente mai averci avuto a che fare, e allo stesso momento, fare eccezioni per l’unico individuo che empiricamente si conosce, appartenente (in parte) a quella “razza”. 
Già ad allora iniziai ad ipotizzare che il “razzismo” non è una disposizione naturale a disprezzare un gusto estetico (come per le papille gustative, qualcuno in natura apprezza l’aspro e qualcuno non lo sopporta), ma piuttosto un”installazione” sociale che sarebbe dovuta essere funzionale a qualcosa.

Cosa fu quel qualcosa?
Lo scoprii alcuni anni dopo.

Quel bambino non odiava i neri per una naturale avversione (in cuor suo non li odiava affatto, credeva di farlo), passava dei bei momenti con me. Purtroppo, l’ambiente sociale dove egli crebbe, continuò a nutrire la sua mente di nozioni tossiche.
[Mai credere che l’ambiente sociale/culturale dove si appartiene non abbia nessun tipo di influenza nel proprio modo di pensare ed agire].

Ma tornando indietro al punto di partenza, che cosa significa veramente la parola “razzismo”?

Di base il razzismo sarebbe un peccato di superbia. La radice latina “super” dovrebbe già fare intendere diverse cose. E’ un po’ come quando qualcuno non rispetta o considera l’opinione delle altre persone perché, a prescindere, è presuntuosamente convinto che le sua conoscenza sia definitiva, o meglio, crede (spesso inconsciamente) che le sue opinioni siano super-iori, che valgono di più.

Nel meglio dei casi, un/una razzista è colui/colei che presuntuosamente crede che la sua “razza” sia superiore.

Col passare del tempo, penso che questa superbia abbia convogliato i sentimenti verso l’odio ed è proprio qui che individuiamo quel qualcosa per il quale il razzismo dovette essere funzionale.

Da tempi in memoria, i poteri forti e i loro cagnotti politici sono sempre stati consapevoli dell’esistenza di un’ideologia di massa, e ovviamente sono sempre stati maestri nel manipolarla.
Quando pensi che la tua “razza” è superiore e le tue tesi sono supportate dalle più alte istituzioni, ti senti confidente nella tua boria. Si sarebbero potuti mai mettere in discussione gli emissari della Santa Chiesa quando asserivano che “i Negri sono per natura inferiori! Che è volontà di Dio! Essi sono ereditieri della sorte dei loro padri (i Cananei, che quando fa comodo diventano i loro padri..), dunque è lecito trattarli come schiavi!”?, oppure le “ufficiali” congreghe scientifiche che dimostravano “scientificamente” (dato che per la massa il termine “ufficiale”o “scientifico” è sinonimo di verità assoluta) che il teschio dell’uomo bianco è leggermente più capiente di quello di tutte le altre popolazioni, quindi pare evidente che questo implichi il diritto di sopruso e sfruttamento della terra e della manovalanza di quelle popolazioni “inferiori”? Non sto inventando, queste erano argomentazioni “provate” e “ufficiali”.

E’ un po’ come quando stai per tramare qualcosa che sai già che non è eticamente corretta, ma ti ostini a procedere perché non riesci a rinunciare al profitto o il vantaggio che essa potrebbe recare. E siccome possiamo mentire a chiunque tranne che alla nostra coscienza interiore, ci abbisogniamo di un pretesto per sentirci un pò meno delle merde.

Questo ci riguarda ricorrendo in tutte le situazioni di vita quotidiana (razzismo a parte) e tante volte ci serve trovare degli efficienti antidolorifici, non è facile assopire o addirittura fuggire da quel senso di colpa. 
Le migliori formule sono queste (in base alle mie esperienze): “E’ nella nostra tradizione…” o “E’ la volontà di Dio (in realtà è sempre la volontà di chi dice sta roba che inconsciamente si eleva al livello di Dio visto che ne conosce la volontà, cioè la sua, cioè di Dio), o “E’ scritto nella Bibbia/Corano/Libro di storia delle medie/Geronimo Stilton” (Ma si! Votiamo allo sterminio la Basilicata che mi piace tanto, così ci faccio pascolare le mie pecore! Tanto è scritto nella Bibbia), o “Lo dice il Dr. Dicoquellochemidiconodidirecosìnonperdoilpostodilavoro”, oppure “Lo fanno tutti” e poi il cliché (più per affari sentimentali): “Probabilmente lei/lui starà facendo lo stesso, quindi…”.

Quindi il razzismo è stato un gran bel pretesto per giustificare l’odio e la violenza nei riguardi di altre popolazioni (per secondi fini).
Hai la “prova” che ti conferma di essere superiore, perciò detieni l’autorità di fare quello che vuoi, ma avresti bisogno di qualcuno che supporti la tua causa, non puoi muovere una guerra da solo.

Perché ciò che davvero spavento l’essere umano è avere un’opinione da soli, egli necessita di conformarsi in un gruppo ed elaborare un pensiero comune. Ecco come si crearono le masse, e se il leader del gruppo/massa ha delle strane idee per la testa, ahimè gli tocca adornare i piani dell’agenda con delle cazzate belle e buone. Poi da manuale, il passo successivo è veicolare tutte quelle fantasticherie tramite i mass media e le istituzioni e il gioco è fatto. Tutti quanti noi siamo coscienti del fatto che i mass media sono dispensatori di verità assoluta presieduti da un rango di entità morali (ironico).

Ti sentiresti più motivato a discriminare/uccidere qualcuno sentendo:

  • “I nostri distanti cugini, che condividono i nostri stessi caratteri fisici, sono aderenti ad una religione differente perché le nonne delle loro mamme erano ebree, di conseguenza, volenti o nolenti, essi hanno ereditato lo stesso titolo. Per strane ascose ragioni dobbiamo farli fuori! ?

Oppure:

  • “Noi siamo la razza Ariana! Gli ebrei stanno mandando in rovina la nostra società! Siccome essi uccisero il nostro Salvatore nel passato, ora sono diventati il nostro anatema. Sbarazziamoci di ciò che sta macchiando il nostro sangue. Liberiamoci dal nostro nemico!”?

L’ultima di queste fu esempio del tipo argomentazioni dispensate dalla propaganda nazista per incitare i tedeschi a sostenere la loro causa. Quando un popolo è frustrato e non riesce a rilevare le reali motivazioni alla radice, semplicemente bisogna individuargli un nemico comune ed esso si sfogherà.

In questo caso il nemico comune fu l’ebreo e per assurdo tante persone credettero veramente che “ebreo” fosse una razza.

La categorizzazione delle razze è sempre stato il metodo più semplice per separare, ma chiunque abbia studiato un minimo di antropologia sa bene che noi umani non siamo dei distinti blocchi colorati, ma piuttosto una fiumana di tonalità gradienti. Non esistono distinte razze “ben definite”, sarebbe meglio dire che esistono distinti tratti somatici distribuiti un po’ a tutti per casualità genetica o forse sviluppati nel tempo a seguito di un’adattamento con l’ambiente circostante (o forse per ibridazione aliena, chi lo sa!).

L’80% della popolazione mondiale ha la pelle marrone, non nera e non bianca. Tutti questi individui marroni non necessariamente provengono dal continente africano. I “marroni” possono avere diverse texture dei capelli, diverse tonalità del marrone della pelle, o diverse peculiarità fisiche/somatiche; dai capelli lisci (indiani o aborigeni) ai capelli ricci e crespi (africani occidentali); dalla pelle color pece (alcuni sudanesi nubiani) alla pelle color arachide (indonesiani); dalla statura mini (pigmei del centro Africa) ad una statura maxi (Dinka del sud Sudan); dalle labbra carnose (centro-africani) al nasino da fatina (tigrini, ma non per forza loro).

Chiunque parli di “razzismo” ai giorni nostri (o chi lo eserciti) dovrebbe essere conscio del fatto che si sta facendo un’analisi con dei canoni che non sono più validi.

Questa questione non è reclusa in una dicotomia, come se ci fossero 2 polarità contrastanti, bianchi o neri, gialli o blu, rossi o verdi
Come ho menzionato nel mio precedente articolo: ” Perché preferisco definire me stesso come afro-italico/mediterraneo anziché afro-italiano “, il concetto di razza relegato ad una identità nazionale fu una mistificazione. Un rozzo e primitivo metodo per distinguere chi bisognava amare o chi odiare. E’ una scienza superata, ormai già da tempo diventata obsoleta. Ci mettiamo ad operare chirurgicamente basandoci sulle credenze della medicina del passato? Praticando salassi e segando arti a gogo alla Medioevo style?

“Non sono razzista, però…” – “Ho avuto una notte incredibile con una cinese, però non sopporto gli asiatici” – “La razza ariana e gli ebrei”…

Cosa hanno in comune queste 3 prese di posizione?

Apparentemente un peccato di superbia.

A discapito di chi?

A discapito di tutti coloro che erroneamente vengono considerati come membri di una razza differente, ma che più correttamente sono espositori di diversi costumi, osservanze e consuetudini.

Il razzismo moderno è disprezzo per il colore della pelle? Non penso proprio, quella è una copertura alla superficie, è più facile attribuire tutto alle sembianze! Il razzismo è (in uno stato di incoscienza) paura ed ostilità per la cultura estranea. Per quanto mi riguarda, avrebbe molto più senso sostituire il termine “razzismo” con il termine “culturalismo”.

La cultura non è qualcosa di ereditato dalle informazioni genetiche. Essa è la conseguenza di una serie di coincidenze e convenzioni determinate dall’ambiente, dal clima e dall’interazione con altre popolazioni.
Gli italiani sono sempre stati famosi per la cucina e le sue tradizioni, non perché hanno il gene culinario che gli scorre nelle vene, ma piuttosto perchè l’ambiente e la posizione geografica ove i loro antenati s’insediarono (penisola italica)favorì una particolare bio-diversità (potendo contare su un’ampia varietà d’ingredienti) e facilitò lo scambio commerciale di beni e ricette provenienti da ogni direzione.
[Questo non vuol dire che gli italiani siano tutti dei Massimo Bottura, c’è della gente pessima in cucina, però nella cultura di massa si può dire che predomini una certa dimestichezza in materia].

“Non sono razzista, però gli afro-americani fanno così…” potrebbe essere un’espressione criptica per intendere che potrei avere ogni tipo di interazione con qualunque afro-americano, però il loro pensare ed agire comune (cioè di massa, e cioè determinato dalla loro condizione sociale), in qualche modo m’infastidisce  per una serie di ragioni (sempre in relazione ai costumi e le osservanze del dichiarante).
E’ la stessa cosa se dicessi che ho avuto un”esperienza” con una ragazza peruviana, e contemporaneamente sostenere di non digerire i peruviani. Effettivamente, se ciò fosse veramente accaduto, non significherebbe che i miei gusti estetici siano indiscutibilmente non compatibili con i peruviani, ma che il mio bagaglio culturale (sarebbe meglio dire la mia installazione culturale) mi indurrebbe ad avere dei conflitti interiori verso la loro cultura ed apparenza.
[il riferimento ai peruviani è puramente casuale, mi piacciono tanto!]

In questa chiave, tutti siamo dei culturalisti/“razzisti” nei confronti di qualcun altro e sfido chiunque a mostrarmi il contrario (in totale onestà). Non ho mai incontrato qualcuno su questa terra a non avere nessun tipo di conflitto interiore nei confronti delle credenze/consuetudini o dei metodi di approccio alle problematiche di un gruppo differente al proprio. E non tollero nemmeno chi mi vuole far credere che gli stereotipi culturali non esistano o che siano infondati. Non sono applicabili a chiunque (prevale sempre l’individualità) ma comunque esistono, la cultura di massa predomina in qualunque scenario umano, nel bene e nel male.

E’ infondato dire che in media agli italiani piace fare i furbi? O che hanno una sorta di idiosincrasia per le regole? Se ci paragonassimo in statistiche con gli svedesi affiorerebbero evidenti e divergenti aspetti culturali (siamo molto famosi nel mantenere l’ordine e rispettare le file in ossequiosa pazienza).
E’ infondato dire che i Gypsy in espatrio siano più propensi a rubare rispetto ad altri gruppi nell’insieme delle più notorie comunità migranti? Per esempio i cinesi?
E’ infondato dire che i dominicani sono molto promiscui ed hanno un distorto metodo di valutazione nei riguardi della monogamia (sia biologica che matrimoniale)?
O che i nigeriani siano proclivi a pretendere, e sicuramente non vantano di essere il popolo più umile della terra? E così via per un’infinità di esempi.

Siamo tutti culturalisti, l’unica cosa che cambia è il posizionamento, cioè il paradigma conquistatori – conquistati, oppure, suprematisti – oppressi/incorporati.

Di nuovo, la radice di “supremazia” torna familiare. “Suprem” da “supremo”, che a sua volta deriva da “super”; e “premazia”, dal latino “prematia”, che sarebbe il diritto di autorità (un evoluto peccato di superbia).

Un/una suprematista è qualcuno/a che vive in uno stato di plenaria rappresentanza.
La sua cultura diventa il codice fondante di tutte le istituzioni e della struttura sociale. E’ un contesto ovattato (spesso costruito illecitamente) dove ogni tipo di atto superbo comporterebbe la velata o la palese discriminazione delle minoranze (o in casi estremi, le maggioranze oppresse con la violenza).
Chiunque vive in uno stato di supremazia e non vuole prenderne atto, diventa automaticamente un’idiota dotato di una straordinaria bassezza intellettuale. E per tutti i negazionisti occidentali (cioè coloro che negano di vivere in uno stato di supremazia) avanzerei la proposta di uno scenario alternativo. Vi immaginate se da domani dovessimo istituire lo Swahili come lingua internazionale (al posto dell’Inglese) e adottassimo l’Agbada (denominazione Yoruba di un tipico vestiario dell’Africa occidentale) come abbigliamento per gli affari? Raffigurazioni di un Gesù medio-orientale e capelli afro o dreadlocks come acconciatura formale? Pregusto già la reazione generale! Probabilmente tutta quella massa di zoticoni americani “bianchi” si riverserebbe furiosa per le strade garrendo le loro adoratissime armi libere, urlando e picchiettando sull’asfalto le assi dei cartelloni da manifestazione con su scritto: “Libertà”.

La media delle persone che vivono in uno stato di supremazia, e non sono educate a riguardo, subconsciamente credono che la loro cultura sia veramente superiore (povere creature), e quindi vogliono “standardizzarla” (imporla) su tutti.

Tuttavia, dall’altra parte, molto spesso gli oppressi vengono affetti da una sorta di mania/isteria vittimistica.

Non sto dicendo che non siano (siamo, visto che credo di rientrare in una minoranza) vittime, effettivamente lo sono/siamo, è evidente. Però, molto spesso, vedo che le vittime giocano la carta della vittima a sproposito, per qualunque cosa, fiutando la congiura in ogni circostanza senza una briciola di empatia.
Come se fossimo schierati in 2 fazioni, i buoni e i cattivi. In questo caso i suprematisti risulterebbero essere gli indiscutibili uomini cattivi, mentre gli oppressi/incorporati risulterebbero essere gli angioletti maltrattati, ma sono tutte cazzate. Ripeto, siamo tutti umani e culturalisti! Se ciò non fosse vero, non comprenderei come mai anche le nostre “angeliche” patrie (o piccoli habitat) sono piagate dalla violenza e dalla discriminazione.
Non comprenderei le faide tra gang, non comprenderei perchè gli Hutu hanno sterminato i Tutsi in Ruanda, non comprenderei i musulmani che uccidono altri musulmani nei paesi islamici, non comprenderei i massacri da parte dei mandriani Fulani del nord della Nigeria, non comprenderei i ribelli Oromo che uccidono innocenti per i villaggi in Etiopia, non comprenderei “Ghana must go” (propaganda politica degl’anni 80 contro l’immigrazione illegale di ghanesi nel suolo nigeriano, il che fa ridere se pensiamo che tanti nigeriani si lamentarono della stessa cosa che ora si lamentano di subire), non comprenderei la indotta carestia nel Biafria, e non comprenderei tantissime altre cose in tutto il mondo.
[Ho citato solo esempi in Africa perchè sono questioni che ho avuto modo di approfondire meglio e in qualche modo mi riguardano, ma questo tipo di violenze e discriminazioni esistono in tutti i continenti].

A volte mi chiedo se i ruoli (posizionamento) dovessero cambiare, cosa succederebbe?
E ho paura di credere che le “cosiddette” vittime (oppressi) non si comporterebbero molto diversamente, se non peggio.

Avvicinandomi alla conclusione, vorrei ricordare che nella storia umana lo stato di supremazia non è mai stato eterno. Suggerisco a chiunque di tenerselo bene a mente, e pertanto, di cercare di essere empatici e rispettosi di chiunque. 

Bisogna auto-educarsi riguardo tutta questa faccenda ed evitare di commettere atti di superbia nei confronti del prossimo, o nel futuro tutte le nostre azioni verranno riversate contro le nostre progenie. 

Ogni azione ha una conseguenza.

Un ultimo pensiero…

Mi piace pensare che le culture siano come dei vestiti, e i vestiti non vestono allo stesso modo su chiunque. A qualcuno veste meglio (o semplicemente si sente più a suo agio) la roba aderente, a qualcun altro la roba larga. Scollati o coperti, monocromati o variopinti, esuberanti o semplici, dipende sempre dal clima e dalla personalità.

La mia speranza è che nel futuro ci evolveremo come essere umani, smettendo di auto-opprimerci con culture e tradizioni che non ci “vestono” bene, e che potremo scegliere analogamente a come quando si sceglie per un outfit nell’armadio.

Ma più di tutto questo, spero vivamente che le culture stesse si evolveranno in conformità della filosofia, dell’etica e del buon senso. Siamo un mondo globalizzato ormai, non che sia una cosa fantastica, però abbiamo la grandissima opportunità di vedere e sperimentare molteplici realtà. Smettiamo di essere affetti da manie di austero campanilismo, ricommettendo gli stessi atti di superbia generazione dopo generazione.

Scegliamo senza paura.

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